A proposito di DSA: il metodo di studio (I parte)

“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza. (Antonio Gramsci)

Per meglio comprendere la tematica riguardante il metodo di studio, è necessario prendere come riferimento due importanti fonti:

  • la prima, è quella del documento dell’UNESCO del 2000 dove si dichiara che ” (…) tutti i bambini possono imparare e tutti i bambini sono fra loro diversi”. Se partiamo da questo presupposto, quindi, la diversità può essere intesa come punto di forza e si può evidenziare l’esistenza di stili di apprendimento diversi;
  • l’altra, è quella del concetto di intelligenze multiple di Gardner: l’intelligenza non è un fattore unitario, misurabile attraverso rigidi test, ma è composta da differenti modalità cognitive che permettono di affrontare e comprendere la realtà e che variano da persona a persona.

Queste fonti quindi, rendono indispensabile tener conto, nell’insegnamento, delle differenze individuali: infatti, si dovrebbe partire dalla conoscenza e dall’esplorazione del proprio stile cognitivo e di conseguenza far esplorare agli studenti diversi stili di apprendimento, nell’ottica di una costruzione condivisa delle conoscenze.

Ma cosa si intende, nello specifico, per metodo di studio?

Non solo un insieme di strategie, bensì un piano globale di lavoro, flessibile, adattabile alle diverse situazioni e personale, che poggia su basi metacognitive: proprio per questo, è personale e ognuno deve trovare il proprio!

Gli aspetti centrali di questa tematica riguardano una serie di componenti:

  • gli aspetti emotivi e motivazionali;
  • i canali sensoriali e gli stili cognitivi;
  • le strategie e gli strumenti utilizzati da ognuno di noi;
  • la relazione con il contesto;
  • la metacognizione, ovvero la consapevolezza che lo studente ha del proprio funzionamento cognitivo e le diverse forme di controllo che vengono attuate prima, durante e dopo l’esecuzione di un compito.

Un efficace metodo di studio si articola in diverse fasi:

La I tappa, ovvero, l’accesso all’informazione si articola attraverso gli stili di apprendimento che sono caratteristiche uniche che ogni studente privilegia in maniera personale. Questi rimandano ai canali sensoriali che ci permettono di percepire gli stimoli che provengono dall’esterno.

Mariani ne ha definiti 4 con cui l’informazione può essere percepita:

I canali sensoriali, nel tempo, si specializzano ma se parliamo di uno studente con DSA, quest’ultimo, avrà difficoltà a decodificare un’informazione che passa dal canale Visivo Verbale, mentre decodificherà molto bene le informazioni che passano dal canale Visivo Non Verbale.

Proprio per questo, avrà bisogno di un apprendimento attivo e organizzato. E quale sarà il primo strumento che ci verrà in aiuto?

Si! Proprio quello..il libro di testo!

Saperlo utilizzare diviene quindi fondamentale per poter sfruttare al meglio le risorse presenti e per poter accedere ai contenuti in maniera approfondita.

I presupposti teorici a cui faccio riferimento, sono gli organizzatori anticipati, ossia delle informazioni verbali o visive che vengono fornite al soggetto prima del materiale da studiare: hanno l’obiettivo di attivare delle conoscenze pregresse, delle strutture cognitive che determinano un apprendimento significativo ed essere anche un’introduzione all’argomento che si andrà a studiare.

I libri, inoltre, contengono anche immagini con didascalie, titoli e parole in neretto che possono diventare concetti chiave, box con approfondimenti, vocabolario – indici testuali – che consentono un accesso ai contenuti senza passare attraverso la lettura del testo.

La II tappa è quella della comprensione quindi, cogliere il significato di quello che si ascolta o si legge e si affina con alcune strategie, che possono essere insegnate.

La III tappa è quella della rielaborazione, quindi una fase in cui si approfondisce e si completa la comprensione, nonché si agevola e ci si prepara alla memorizzazione.

Quest’ultima è la IV tappa, che avviene attraverso la rielaborazione dei contenuti, come per esempio le mappe concettuali: non esistono regole rigide per svilupparle, anzi è fondamentale rispettare le personalizzazioni… ma di questo ne parleremo meglio in seguito.

L’ultima tappa è quella del recupero/verbalizzazione, non solo come operazione di controllo e verifica: questo perché, in fondo, non si può dire che un individuo abbia appreso un’informazione se poi non è in grado di recuperarla. Questo controllo può essere effettuato da un tutor o dallo studente stesso, attraverso la ripetizione.

Nella II parte dell’articolo, che pubblicherò a breve, tratterò alcune strategie di studio…ma se intanto vuoi conoscere un percorso specialistico proprio sul metodo di studio, puoi visitare la sezione dei miei progetti pedagogici.

A presto!

Riferimenti:

  • Ciceri, F., Peroni, M. Metodo di studio: caccia al tesoro sul libro di testo in “La Vita scolastica”, a. MMXVII n. 3, pp. 135 – 140.
  • Stella, G., Grandi, L. (a cura di) (2016). Come leggere la dislessia e i DSA. Firenze: Giunti EDU.
  • Trad. in italiano Ausubel, D.P. (1978). Educazione e processi cognitivi. Milano: Franco Angeli.
  • Baxendell, B.W. (2003). Gli organizzatori anticipati: rappresentazioni visive delle idee chiave in Difficoltà di Apprendimento. Trento: Erickson.